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LAVORO, CONFAGRICOLTURA: SERVE UN’ ALLEANZA TERRITORIALE CONTRO L’ILLEGALITA’
13/5/2022

LAVORO, CONFAGRICOLTURA: SERVE UN’ ALLEANZA TERRITORIALE CONTRO L’ILLEGALITA’

“La qualità del lavoro in agricoltura è alle basi dell’impegno della nostra Organizzazione. Ci siamo sempre battuti per cercare di contrastare caporalato, lavoro nero, fittizio nonché lo sfruttamento. Siamo convinti che i nostri collaboratori siano un capitale umano fondamentale per le imprese e lo abbiamo dimostrato con i numerosi avvisi comuni firmati con i rappresentanti dei lavoratori e i contributi forniti alle politiche e alle procedure per il controllo dell'immigrazione”. Lo ha detto Massimiliano Giansanti in occasione della tavola rotonda “Costruire un’alleanza territoriale per la qualità del lavoro in agricoltura”, che si è tenuta oggi a Latina.

L’incontro organizzato da Confagricoltura Latina ha affrontato il tema del lavoro nella sua complessità ed interezza, le sfide che attendono il settore, le esigenze più stringenti, le emergenze, i temi più delicati come il problema del caporalato. E’ questa esigenza che ha spinto l’Organizzazione degli imprenditori agricoli ad avviare una collaborazione con il Censis dedicata, in maniera specifica, al tema del lavoro in agricoltura in uno studio, sostenuto anche da Unicredit.

“Con la collaborazione del Censis abbiamo aggiunto un altro tassello indispensabile: quello dell’alleanza territoriale. Il percorso di trasparenza per la qualità del lavoro in agricoltura – ha sottolineato Giansanti – lo abbiamo intrapreso da tempo, dotandoci di un codice etico che impone agli associati il rispetto delle norme sul lavoro, pena l'esclusione dalla base associativa. E, in tal senso. il contratto collettivo di lavoro in agricoltura rappresenta da sempre, per Confagricoltura, un pilastro”.

Proprio dal confronto è scaturita la proposta di istituire un coordinamento tra associazioni datoriali, sindacati dei lavoratori, rappresentanti istituzionali. Attraverso la concertazione, seguendo anche la linea tracciata nell’ambito di alcune iniziative già in corso come, ad esempio, ‘Radix’ a cui aderisce Confagricoltura nazionale, e come ‘Laborat’ a cui partecipa Confagricoltura Latina, si faranno proposte concrete sulle tematiche del lavoro in agricoltura.

“La partnership con il Censis è parte integrante di uno scenario che ha diverse sfaccettature: lo approfondiremo insieme – continua il presidente di Confagricoltura - con un approccio scientifico, basato su dati reali, senza generalizzazioni, che ci aiuteranno a combattere meglio il fenomeno dell’illegalità, senza danneggiare l’immagine e l’economia del comparto agricolo, che assume oltre un milione di lavoratori, di cui un terzo stranieri”.

“Il settore primario, sul territorio pontino, genera una ricchezza complessiva che si attesta su quasi 500 milioni di euro annui. L’agricoltura - ha rimarcato il presidente di Confagricoltura Latina, Luigi Niccolini - conta oltre 12mila imprese che danno lavoro a circa 21mila persone metà delle quali, oltre 9mila, provengono da Paesi Terzi. Tutto questo sviluppa complessivamente circa 2 milioni e mezzo di giornate di lavoro a tempo determinato. Ci muoviamo in un contesto in cui i numeri sono essenziali per valutare la situazione: nella nostra provincia i casi di caporalato deferiti all’autorità giudiziale rappresentano il 2,6% del totale nazionale. Sono episodi gravissimi che vanno eradicati dal nostro settore, anche perché rischiano di penalizzare l’intero territorio ricco di eccellenze produttive e di imprese che investono. Molte di queste svolgono anche attività sociale, supportando l’inserimento di persone che si realizzano sul piano professionale e in molti casi imprenditoriale”.

Il Censis ha rilevato inoltre che il 70% dei lavoratori agricoli della provincia di Latina è di nazionalità extracomunitaria – un record in Italia – proveniente specialmente dall’India e dal Bangladesh. Se osserviamo le rimesse che gli immigrati inviano pro-capite ogni anno nel loro Paese la provincia pontina è (dati 2019) al 15° posto in Italia con oltre 76 milioni di euro, circa 1300 euro a testa, non lontano da Roma (1470) e Milano (1420).