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L’orto di Nemo, lavori in corso per ricostruire le serre sottomarine
9/7/2019

L’orto di Nemo, lavori in corso per ricostruire le serre sottomarine

Lavori in corso per tornare a produrre ortaggi e fiori in serre calate nei fondali marini dove non ci possono essere, al momento, problemi  di esaurimento di risorse del suolo. La coltivazione idroponica in mare è diventata una realtà con l’Orto di Nemo, un esperimento avviato nel 2012 a Noli, cittadina ligure della provincia di Savona, da Ocena Reef Group, azienda californiana specializzata in attrezzature e servizi per i sub di proprietà di un imprenditore genovese, Sergio Gamberini. Il sistema di serre marine è andato quasi completamente distrutto a causa della  grande tempesta che a fine ottobre 2018 ha devastato le coste della Liguria.
L’azienda aveva realizzato delle biosfere subacquee in resina acrilica sistemandole a sette metri di profondità. Le specie vegetali potevano crescere su fibre di vetro e cocco, in condizioni di umidità e pressione controllate, quindi senza utilizzo di fitofarmaci né sviluppo di muffe e batteri. Gli operatori subacquei potevano entrare dal fondo di queste biosfere per curarne lo sviluppo e raccogliere i prodotti.
Il primo prodotto raccolto nell’orto sottomarino era stato il basilico: dopo circa due anni di riscontri positivi la coltivazione era proseguita con  pomodori, zucchine, piselli, fagioli, timo, origano, menta, maggiorana. Successivamente si era testata la coltivazione di piante medicali e cosmetiche come l’aloe vera, la salvia elegans, le tagete, le bacche di goji, l’elicriso e l’issopo officinale. Nel 2015 l’Orto di Nemo era cresciuto arrivando a quattro biosfere da 800 litri, una biosfera da 2mila litri, due biosfere da 50 litri e una biosfera da 2mila litri.
Nel 2018 l’azienda si era focalizzata sull'ottimizzazione del sistema e della tecnologia: erano stati costruiti altri condensatori per aumentare la quantità di acqua dolce prodotta e installati nuovi sistemi idroponici orizzontali in combinazione con quelli verticali posizionati sugli scaffali all'interno di ogni biosfera. La nuova configurazione aveva aumentato la resa  fino a 90 piante per biosfera.  Nel 2018 erano in produzione basilico, timo, salvia, menta, origano, rosmarino, liquirizia, cumino nero, maggiorana, tagete, pomodori, fragole, lavanda, calendula, stevia, aloe vera, lattuga, passiflora, prunella e ravanello, ma quasi tutte sono state distrutte dalla grande mareggiata che nel novembre 2018 ha devastato le coste della Liguria.  L’azienda non si è però data per vinta e ha iniziato i lavori per la ricostruzione di tutto l’habitat di piante in serre sottomarine. (F.B.)