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La crisi suinicola cinese calamita la domanda influendo positivamente sul prezzo dei suini
15/10/2019

La crisi suinicola cinese calamita la domanda influendo positivamente sul prezzo dei suini

“Il prezzo del suino pronto per il macello oggi è remunerativo, si attesta intorno a 1,70 euro al chilogrammo,  ma la media del semestre al 30 giugno scorso non raggiungeva l’1,30 euro, un valore al di sotto dei costi di produzione”. Claudio Canali, presidente della Federazione nazionale di prodotto per i suini, valuta in questo modo l’andamento del comparto nel corso del 2019 sottolineandone la causa, “la crisi dei prosciutti stagionati iniziata a settembre dell’anno scorso per un’errata programmazione della produzione da parte delle industrie dei salumi Dop e Igp che ha creato eccedenze e cali di prezzo anche a monte della filiera”. Un trend di mercato che però si è invertito grazie alle recenti dinamiche emerse a livello internazionale: la Cina, che è il più grande produttore mondiale di suini (con il 50% dell’offerta internazionale) è stata colpita dalla peste suina africana ed è stata costretta ad abbattere, anche se non ci sono stime ufficiali, il 20-25% dei capi allevati. Questo crollo ha creato un gap enorme, pari, come volume, a tutta la carne suina prodotta in Europa, incentivando le esportazioni da Spagna e Olanda.
“L’Italia - spiega Canali - sta partendo adesso un poco in ritardo per problemi burocratici dopo che la Cina ha autorizzato le importazioni di suini da 9 macelli nazionali grazie all’accordo economico ‘La Nuova Via della Seta’ tra Italia e Cina. Il mercato cinese offre importanti opportunità alla filiera suinicola del nostro Paese visto che ritira prevalentemente parti che in Italia non hanno mercato come orecchie, teste, piedi ed interiora, ma dovrebbero essere invece smaltite. Un costo che si trasforma così in un ricavo aggiuntivo per i macelli quantificabile in 15 euro a capo, pari a circa il 7% del valore di mercato del suino". E’ notizia delle ultime settimane, fa sapere sempre il presidente della Federazione nazionale di prodotto,  l’immissione sul mercato, da parte della Cina, di 10mila tonnellate di carne congelata: “Una piccola quota - rimarca Canali - in considerazione dei 55 milioni di tonnellate che corrispondono al fabbisogno cinese, ma anche un chiaro segnale che le scorte cinesi potrebbero esaurirsi e quindi chela domanda dalla Cina è destinata ad aumentare. Le prospettive per i prossimi mesi dovrebbero essere favorevoli anche in termini di prezzo”.
“A livello nazionale oggi i problemi maggiori – aggiunge ancora Canali – riguardano le modifiche ai disciplinari di produzione dei salumi Dop e Igp. In questo processo di revisione la componente agricola non è stata adeguatamente consultata. Si è persa l’occasione per qualificare in maniera chiara il prosciutto stagionato e rimangono ancora alcuni passaggi incerti. Uno dei punti da chiarire per gli allevatori riguarda ad esempio la classificazione degli animali dopo la macellazione”. La questione verrà affrontata all’interno di Italpig, la rassegna suinicola delle Fiere Zootecniche Internazionali di Cremona (in programma dal 23 al 26 ottobre 2019) nel corso del convegno “La suinicoltura nazionale ad una svolta: la revisione dei disciplinari di produzione delle Dop Parma e San Daniele e dei controlli di qualità”  organizzato da Confagricoltura Cremona che si svolgerà nel pomeriggio del 24 ottobre coinvolgendo Riccardo Crotti, presidente della Libera Associazione Agricoltori Cremona, Davide Calderone, Direttore di Assica, Lorenzo Fontanesi, Presidente di Opas, Luigi Zanotti, Presidente Assocom, Claudio Canali, Presidente Federazione Nazionale Allevamenti Suini di Confagricoltura e gli assessori regionali all’Agricoltura di Regione Emilia Romagna e Lombardia, rispettivamente Simona Caselli e Fabio Rolfi. (F.B.)